Le origini del Progetto

Le origini del Progetto - Giornata Mondiale del Bambino

(Vai al link della scheda libro  dell'Editrice EMI o della recensione delle Nazioni Unite del testo e dell'iniziativa "Giornata mondiale del Bambino" a date unificate)

L'iniziativa prende il via da un percorso maturato in 13 anni e sviluppato nel libro: 'Infanzia da difendere. A tutela dei diritti dei bambini' di Carletta Viotto. Il testo, presentato per la prima volta il 23.06.2008 presso
la Camera dei Deputati, vuole richiamare l’attenzione sulle tante violenze che l’Infanzia subisce e si propone di sollecitare il mondo adulto - la famiglia, la scuola, la società e le Istituzioni - ad un preciso impegno nel tutelare i Fanciulli da ogni sopruso e per dare loro la possibilità di preparare con serenità il loro domani.

La “Giornata Mondiale del Bambino” a date unificate il 20 novembre (o 'World Children's Day' o 'Children's Day') vuole contribuire alla costruzione di una società globale culturalmente attenta al Bambino, rispettosa della sua dignità e dei suoi diritti.

TG Forum Internazionale presentazione del libro

Le ragioni dell'Autrice, Carletta Viotto

Le ragioni dell'Autrice, Carletta Viotto - Giornata Mondiale del Bambino
Dal 10 settembre del 1997 credo e mi attivo fortemente in questo Progetto (vd. Sezione "Articoli su Quotidiani": Articolo 'La Stampa, 1997', Articolo 'Eco di Biella, 1997' e Articolo 'La Stampa, 2011'), oggetto del mio libro, che nasce dalla volontà di sanare alle radici la piaga della violenza sull’Infanzia.
Alcuni risultati di forma li ho ottenuti in Italia proprio in quell’anno (dopo la consegna brevi manu di una mia lettera al Presidente della Repubblica è stata promulgata la Legge n. 451 del 23.12.1997 che istituisce la Giornata italiana dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in ricordo della ricorrenza della firma della Convenzione Internazionale).
Tuttavia la forma della legge si deve tradurre nella sostanza dei risultati per giungere allo scopo.
Quando si pensa alla violenza perpetrata sui Bambini l’immaginazione porta a casi lontani, in Paesi poco sviluppati o in Paesi coinvolti in conflitti armati. Per violenza sull’Infanzia, invece, si intende qualsiasi forma di offesa fisico-morale posta in essere non soltanto nelle forme più eclatanti dei genocidi in regime di guerra, ma altresì in quelle subdole e silenti del tetto domestico. Violenze fisico-morali aggravate dall’indifferenza degli adulti sordi al grido di un Bambino.
Un Bambino che è una vittima non è che un Bambino, senza appartenenza religiosa o culturale: è e rimane solo un Bambino violato dagli abominevoli gesti di qualche ripugnante adulto.
E’ per questo motivo che io qualifico come “terrorismo sull’Infanzia” ogni forma di violenza fisico-morale perpetrata sui Bambini, indifferenza e trascuratezza incluse. Per estirpare il germe del “terrorismo sull’Infanzia” non basta intervenire giuridicamente o socialmente sugli effetti devastanti, benché si tratti di attività comunque necessaria. Bisogna risalire alle origini e sanarle. E’ necessario risalire sino alle cause generatrici, quelle autentiche, per guarire e prevenire la piaga. Dobbiamo risalire alle mani attraverso cui la Vita dei Bambini si genera, si forgia e fra le quali dovrebbe essere protetta: la famiglia.
In particolare, il ruolo determinante nel far crescere le generazioni di domani durante i primi anni di vita è quello delle donne, delle madri: protettrici ed educatrici. Per restituire loro tale ruolo chiave è necessario emanciparle, sgravarle da qualsivoglia discriminazione, garantire loro la possibilità di poterlo onorare con dignità. Il che significa anche ri-educare gli uomini a riconoscere nelle donne un soggetto di pari diritti a cui rivolgere ogni forma di rispetto e dignità nella famiglia, nel lavoro, nella società e nelle Istituzioni. E’ necessario sia riportare l’uomo che si è smarrito a una paternità responsabile che tuteli la figura materna all’interno della famiglia, sia rigenerare nella donna che l'ha perduta la consapevolezza piena che il padre ha pari diritti nei confronti della prole (non soltanto doveri).
In sintesi, urge un impegno forte e collaborativo da parte di tutti gli adulti.
La comunità internazionale concorda sul legame a doppio filo fra condizione delle donne e Bambini:
  • “La discriminazione contro le donne di tutte le età priva i Bambini del mondo della possibilità di raggiungere il loro potenziale”, Kofi A. Annan, ex-Segr. Gen. ONU–2006.
  • “L’uguaglianza di genere e il benessere dei Bambini vanno mano nella mano. Dichiarazioni, convenzioni e obiettivi non sono abbastanza. Bisogna passare dalle parole ai fatti”, Ann M. Vennan, Dir. Gen. UNICEF–2006.

La realizzazione del Progetto, dunque, desidera essere “una goccia nell’oceano dei bisogni dell’Infanzia, contro la violenza e l’indifferenza”.
Animata da uno sconfinato Amore per i Bambini desidererei infatti che il Progetto si concretizzasse in un diffuso momento di richiamo spirituale e di riflessione etico-sociale, che sancisca il preciso dovere morale di ogni adulto nel proteggere la Vita e, quindi, i Bambini. Tale momento è ben espresso dall’istituzione a calendario di questa festività mondiale Loro dedicata, al di sopra delle differenti origini, religioni, culture, etnie. Un abbraccio comune intorno al mondo dei Bambini.
La comunità internazionale ha già segnalato la necessità di intervenire a tutela dell’Infanzia. Tuttavia, non si è ancora mai intervenuti con una concreta iniziativa globale. Eppure, come il prof. Paulo Sergio Pinheiro lo definisce nel terrificante “Studio sulla violenza sui Bambini” commissionato da Kofi Annan nel 2003 e dallo stesso completato nell’Agosto del 2006, il problema è un’emergenza globale (220 milioni di Bambini vittime di abusi), e addirittura è un fenomeno spesso socialmente accettato. Nel rapporto si registrano i vari tipi di violenza, dalla prostituzione al bullismo a scuola, sviluppata in diversi ambienti e luoghi della Vita dei Bambini: a casa, nella comunità e nelle Istituzioni.
Tutti i rapporti UNICEF 2006-2007, che ho citato sopra, insieme al “2° rapporto di Aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia anno 2005-2006”, alla luce della gravità dell’emergenza globale in corso richiedono l’avvio di un impegno fattivo da parte di Governi e Istituzioni, nel pieno rispetto del loro ruolo. Ruolo attento alle politiche e alla destinazione di risorse per l’Infanzia e l’Adolescenza, dunque, responsabile nel garantire il rispetto dei diritti previsti dalla Convenzione Internazionale.
Ad esempio, raccomanda il Comitato ONU all’art. 53, l’impegno prevede anche che:
a) si prendano tutte le misure necessarie, incluse campagne di sensibilizzazione e formazione adeguata del personale coinvolto, per prevenire ed eliminare la discriminazione nei confronti dei Bambini;
b) si permettano visite periodiche ai Centri di accoglienza e agli Istituti penali minorili da parte di soggetti indipendenti e imparziali che assicurino che la libertà del minore venga tutelata;
c) si provveda a formare sui diritti dell’Infanzia coloro che devono amministrare la giustizia minorile.

Confucio disse: “un viaggio di mille miglia inizia dal primo passo”.

Mi sembra, dunque, che l’emergenza globale in corso abbia tutta l’urgente dignità per esigere un primo passo su base mondiale.
Nasce così, come ho raccontato, l’iniziativa dell’istituzione della “Giornata Mondiale del Bambino” a calendari unificati (in tutti i Paesi) quale punto fermo per tutti che sancisca l'obiettivo comune di tutelare l'infanzia e il dovere di unanime levata di scudi per pretendere che lo sia.
Non bisogna essere necessariamente funzionari dell’UNICEF per non essere indifferenti ai Bambini.
Prova ne sia che il mio percorso professionale è sempre stato di matrice economico-finanziaria. Tuttavia, la mia vita personale non avrebbe mai avuto un senso se non mi fossi dedicata anima e corpo a questa iniziativa. Da quando ho iniziato nel 1997 il mio lungo viaggio nella realizzazione di questo Progetto ho tentato di imboccare molte strade, profondendo enormi sforzi nel mettermi in contatto con tutte le Istituzioni.

Gandhi diceva: “So quanto sia difficile seguire la sublime legge dell’Amore. Ma le cose grandi e buone non sono tutte difficili? (…) Ma con la grazia di Dio anche questa cosa difficilissima diventa facile a farsi, se lo vogliamo”.
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Foto: 'bimba francese picchiata' fino al coma (Luna Monet, di 4 anni) dal padre Julien Monet a Roma nel 2008.

Perchè questo Progetto?

Perchè questo Progetto? - Giornata Mondiale del Bambino
 
Fin dall’alba dei tempi la violenza fisico-morale inflitta sull’Infanzia, nonché lo sfruttamento minorile, sono una ripugnante piaga sociale.
Nel 1997, durante il mio percorso di studi a Seoul in Corea, fra le massime Confuciane, Taoiste e Buddiste me ne rimase impressa una: “i semi di oggi sono i fiori di domani”. E così è: i Bambini di oggi sono gli uomini di domani, sono tutte le generazioni future.


Si sprecano gli esempi di uomini sfuggiti al sistema di valori educativi dell’Amore, materno e paterno, gratuito e assoluto che hanno poi impietosamente consumato violenze e mietuto vittime di cui il mondo porterà perenni cicatrici.
 
Un esempio per tutti, che nessuno fino ad oggi ha mai enfatizzato, è quello agghiacciante dell’ispiratore dell’Olocausto: Adolf Hitler. Greg Hallet, David Icke e Alice Miller scrivono (vedi nota 1): <Adolf Hitler era un Bambino intelligente ma umorale, e fu bocciato due volte agli esami per ottenere l'ammissione all'educazione superiore a Linz. Era devoto alla sua indulgente madre e sviluppò un odio per suo padre, verosimilmente motivato dai crudeli maltrattamenti psicofisici ricevuti (documentati dalla psicologa Alice Miller in alcuni suoi libri). Il nonno paterno sarebbe un barone della famiglia Rothschild, il quale non riconobbe il figlio, Alois papà di Adolf. Alois Hitler era figlio illegittimo, e per questo da giovane utilizzò il cognome della madre, Schicklgruber. Nel 1876 adottò legalmente il cognome del padre naturale (che però non lo riconobbe mai finché fu in vita), trasformandolo da Hiedler (o Hüttler) in Hitler. I Rothschild erano una famiglia di banchieri, ebrei-tedeschi. Con un nonno ebreo, lo stesso A. Hitler sarebbe un ebreo-tedesco. Proprio a causa delle violenze subite nasce l’odio per il padre, di origini ebraiche; alcuni storici e psicologi ritengono che possa esserci un nesso fra l'odio di Hitler, per la parte paterna della famiglia, e gli ebrei>.
 
Nell’analisi di un fenomeno, dunque, non possiamo limitarci agli effetti a valle ma dobbiamo risalire fino alle origini, alle cause scatenanti l’evento. Comprendere le cause significa poter anticipare gli effetti nefasti. Tutelare i Bimbi di oggi, significa edificare le generazioni future.
 
Un’educazione sana dei valori e la tutela dei Bambini (propri e altrui), sono dunque un preciso dovere di tutti gli adulti, della società e delle Istituzioni.
 
Ma, come richiamare la coscienza del mondo adulto ad una riflessione morale seria affinché sia portata ad un’unanime, piena e fattiva assunzione di responsabilità? Che strumenti si è già data la società per proteggere l’Infanzia e forgiare le future generazioni?
 
Il 20 novembre del 1959 fu adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la prima Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo. Il 20 novembre del 1989 rappresenta, invece, l’istante in cui si firmò a New York la Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo. A seguito della mia prima lettera consegnata brevi manu al Capo delle Stato nel settembre del 1997 (vedi 'Sezione Articoli'), il 23.12.1997 viene varata in Italia la Legge n. 451 la quale prevede di celebrare la Giornata italiana dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in ricordo proprio della ricorrenza della firma di tale Convenzione. Il 14 dicembre 1954 fu firmata dall’Assemblea Generale la Risoluzione 836 (IX) in cui le Nazioni Unite raccomandavano che tutti i Paesi istituissero un Universal Children’s Day, nella data e nelle modalità che ciascuno riteneva più appropriate, quale momento di fraternità mondiale e di comprensione dei Bambini per il loro benessere. Sono passati 57 anni e non è ancora mai accaduto che tale raccomandazione fosse posta in essere da tutti o da molti dei Paesi ONU. Risultato ancora più aberrante è che in questi ultimi 57 anni le condizioni dell’Infanzia non hanno fatto altro che peggiorare dimostrando, forse, una manchevolezza degli strumenti che ci si è dati fino ad ora. Come Ann M. Veneman, Dir. Gen. UNICEF, affermò nel 2006: <L’uguaglianza di genere e il benessere dei Bambini vanno mano nella mano. Dichiarazioni, convenzioni e obiettivi non sono abbastanza. Bisogna passare dalle parole ai fatti>.

Alla luce della spaventosa condizione odierna dell’Infanzia, per cambiare il corso della Storia bisogna quindi richiamare quella pregevole iniziativa del 1954 e andare oltre. Rilanciarla con maggior vigore e con una veste nuova: quella formale e seria dell’ufficialità.
 
L’istituzione formale della festività della Giornata Mondiale del Bambino a calendari unificati (a differenza della Raccomandazione, quindi, si tratterebbe dello stesso giorno in tutti i Paesi ONU e nella forma della ricorrenza festiva segnata a calendario) sarebbe un momento di ufficialità che sancirebbe l’assumersi di una responsabilità totale del mondo adulto.
 
Fin dal principio di questa mia iniziativa, e per 13 anni, ho sempre pensato che la data in onore ai “semi di oggi, fiori di domani”, i Bambini, avrebbe potuto coincidere con quella in cui furono firmate la Dichiarazione e la Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo, a sancirne l'importanza: il 20 novembre.

Nella sua semplicità scuoterebbe le coscienze e rappresenterebbe il “comune denominatore” fra le culture e le religioni di tutti i Paesi, suggellato dal battesimo di un processo di richiamo dei cuori, di comunicazione, di formazione e di rieducazione al rispetto della Vita. Questo atto di Vita, nella forma dell’esortazione ad agire, potrebbe altresì condurre alla tutela del ruolo di entrambi i genitori, ergo ad una pari opportunità coniugale.
 
<Quando si rafforza il ruolo delle donne, in modo che possano condurre una vita piena e produttiva, i Bambini e le famiglie prosperano – un doppio vantaggio>, Ann Veneman – Direttore Generale dell’UNICEF mondo, 2006.
 
<L’eliminazione della discriminazione di genere e il potenziamento del ruolo delle donne avrà un profondo e positivo impatto per la sopravvivenza e il benessere dei Bambini>, Antonio Sclavi – Presidente UNICEF Italia, 2006.
 
L’uguaglianza di genere restituisce alle donne che ne sono state private il ruolo di protettrici ed educatrici della Vita, ruolo di pari importanza di una paternità seria quindi. Solo spezzando l’anello dell’indifferenza degli adulti, di entrambi i genitori innanzitutto, possiamo sciogliere la ripugnante maglia di una cultura “della morte e della violenza sui Bambini”. Nel Rapporto UNICEF “La condizione dell’Infanzia nel mondo 2007” si cita: <I Bambini soffrono sia direttamente, come vittime della violenza, sia indirettamente, come testimoni degli effetti devastanti della violenza domestica, con conseguenze psico-fisiche incalcolabili. Le misure contro la violenza spesso necessitano di leggi specifiche, nonché di un impegno deciso da parte dei legislatori, dell’autorità giudiziaria, delle forze di polizia e della comunità internazionale per garantire che i responsabili siano perseguiti e che le vittime ricevano il pieno sostegno di cui hanno bisogno>. Io aggiungo che non basta. Ogni adulto deve prendersi carico di questa responsabilità, per sanare le cause in origine.
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1. Greg Hallett, “Hitler Was a British Agent”; David Icke, “Was Hitler a Rothschild?”; Alice Miller, “The natural Child”
 
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